I Playgrounds e la realtà africana

Con gli articoli precedenti, abbiamo affrontato il discorso relativo alle attrezzature per parchi giochi in diversi paesi dell’Occidente (ItaliaOlanda, Danimarca, ecc…) dove per ragioni di maggiore benessere l’industria dei giochi all’aperto e le realtà più piccole ma all’avanguardia nel settore, che sono gli studi di design specializzati, si sono meglio sviluppate.
Con questo articolo voglio iniziare ad affrontare, pur in termini sempre molto parziali, quanto invece succede riguardo ai giochi all’aperto per bambini nell’immenso continente africano (54 paesi, più di un miliardo di persone). Per fare questo, partirei con il racconto di una delle manifestazioni relative alla creatività africana più evolute e libere del continente: Design Indaba. Il festival si tiene ogni anno da ventidue anni e ha una sezione specifica dedicata al design industriale; l’idea alla base è quella di mettere in mostra le pratiche creative emergenti nel continente sia per un discorso interno, a beneficio delle industrie creative africane sia per quello che riguarda la conoscenza che il mondo ha della realtà africana, cercando così di superare la dominante visione stereotipata che si ha del continente. La manifestazione ha un’eco internazionale grazie anche all’attivismo del principale curatore: il designer e storico del design, Mugendi M’Rithaa. Design Indaba è una piattaforma volta a promuovere la creatività anche mettendo a confronto designer internazionali con i più interessanti designer di tutto il continente africano. Cosa ne viene fuori? La risposta è affidata ad alcune riflessioni sul design e sulla la creatività africana espresse recentemente dallo stesso curatore, sulla rivista on line Doppiozero(*) :

Design Indaba“(…) la visione stereotipata che il mondo ha dell’Africa non aiuta a comprendere come l’Africa abbia molto di più da offrire, oltre all’artigianato. Gran parte di ciò che viene visto come arte o design africano viene solitamente associato a forme artigianali del tutto rudimentali, etichettate come tradizionali o etniche. E ogni volta che un designer africano tenta di discostarsi da quelle forme e sperimentare qualcosa di più moderno e cosmopolita, la gente fa di tutto per riportarlo verso l’etnico.” E ancora, nella stessa intervista: “(…) C’è un rifiuto ad accettare che dal continente africano possa nascere qualcosa di eccellente, entusiasmante e del tutto innovativo. Sull’ignoranza possiamo agire, promuovendo una maggiore informazione, ma l’arroganza va affrontata con forza, perché qualunque cosa diciamo, la gente ha già un’idea ben precisa e non è disposta ad ascoltare.”

Quello che emerge è una certa comunanza tra gli elementi che compongono il design di questi paesi nell’uso spiccato dei colori, in un’attenzione ai materiali rustici legati alla terra, in alcune tipologie di decoro; ma soprattutto a emergere è un design autentico, che nasce da necessità concrete e da una spiccata umanità: un senso del farsi comunità anche attraverso il progetto. Questo aspetto interessante viene ancora raccontato da Mugendi M’Rithaa: “Alla base delle comunità africane continua a esserci l’idea che “io sono perché noi siamo”. Il rinnovamento che esse possono portare all’interno delle comunità europee è dunque legato alla centralità del fattore umano in ogni nostra attività. Riportare l’elemento umano al centro del mondo del lavoro, della vita sociale, delle innovazioni tecnologiche, del design: potrebbe essere questo un contributo davvero vitale.

Come sappiamo, questi paesi avrebbero molte risorse ma sono anche accomunati da enormi problemi sia negli stati più poveri sia, con problematiche del tutto differenti, in quelli nordafricani più ricchi; tra i denominatori comuni alla maggioranza di questi paesi abbiamo guerre e carestie, forme di povertà estrema e un’infanzia negata. Prima di entrare nello specifico del progetto e degli esempi realizzati di playground nel continente, analizziamo la questione del gioco tradizionale. Essendo, come abbiamo detto, molto importante la dimensione della comunità ed essendoci un altissimo tasso di natalità (tralasciando in questa sede sulle situazioni di evidente abuso dei diritti umani come quella denunciata da  Amnesty International sul Congo, dove i bambini sono spesso mandati in miniera ad estrarre il cobalto per i cellulari e i tablet e più in generale per le nostre tecnologie), possiamo ricordare alcuni dei giochi tradizionali del ricchissimo repertorio di fantasia ed inventiva del continente africano.

Il “MbubeMbube” è un gioco sudafricano nato dalla tribù degli zulù; la parola identifica i leoni, che nel gioco saranno rappresentati da due bambini mentre gli altri andranno a mettersi in cerchio. Il “Mamba”, sempre sudafricano, prevede che un bambino alla volta rappresenti il velenosissimo serpente mentre gli altri cercano di sfuggirgli. Non rappresentano invece il mondo animale giochi come il “NyagaNyagaNya” dell’Uganda, fatto di canti e danze in cerchio, o il “Kukulo “ dell’Etiopia, più simile al nostro nascondino. Ma i giochi dei bambini nelle comunità dei 54 paesi sono innumerevoli e vivono ancora di una vitalità straordinaria.

Lagos Spectaplay

Volendo avvicinarci ad una realtà più simile a quelle occidentali nella produzione di attrezzature per parchi giochi in Africa, possiamo fare cenno alla società nigeriana con sede a Lagos Spectaplay, che progetta giochi e playground in partnership con Gameplay, storica ed enorme società di concept e produzione con sede in Alabama, Stati Uniti. Spectaplay dichiara l’intento di portare gli elementi del gioco attrezzato all’aperto nella vita dura dei bambini africani, volendo per questo partire dalla comprensione delle diverse dinamiche socioambientali caratteristiche dei vari Paesi e dallo studio delle problematiche evolutive del bambino anche nei contesti in via di sviluppo; per fare questo si avvale di un team di scienziati, educatori e ricercatori internazionali, sempre in collaborazione con designer specializzati. Da ciò derivano progetti innovativi che tengono conto dell’età del bambino e delle sue competenze cognitive e linguistiche, andando a creare comunità in cui il gioco, la socialità e l’apprendimento si connettono incorporando elementi della cultura locale in cui vanno ad installarsi. Parte del lavoro è rivolto alle scuole, andando ad integrare i parchi giochi come parte dell’ attività e dei programmi scolastici. A questo va affiancandosi un’attività più imprenditoriale nel senso tradizionale, in cui la collaborazione è quella invece con grandi agenzie immobiliari e imprese di costruzione (nei centri maggiormente strutturati), offrendo progetti e consulenze per parchi giochi innovativi ad hoc per i futuri residenti e le loro famiglie. Come analoghe società nel mondo stanno sempre più facendo, è inoltre possibile ordinare on line progetti per interi parchi giochi o singole attrezzature da spedire su tutto il continente africano, con l’offerta o meno dei servizi installativi. I materiali di costruzione dei giochi, come di consueto, sono conformi ai principali standard di qualità e certificati. Particolarmente interessanti a mio avviso sono i progetti fatti in collaborazione con Rain Drops Products: attrezzature per parchi giochi che comprendono “giochi d’acqua” per andare a formare originali parchi giochi dove alle più consuete attrezzature va ad aggiungersi un uso ludico dell’elemento acqua. Questo con l’obiettivo di incoraggiare il bambino ad includere uno tra i principali elementi della natura nell’emozione visiva e immaginativa del giocare.

Questi piccoli parchi giochi, generalmente molto colorati, trovano la loro ragione d’essere anche grazie alle caratteristiche climatiche proprie di molte realtà africane.
Addentrandoci un poco di più nello specifico tecnico queste installazioni, la cui fuoriuscita d’acqua avviene tramite ugelli di nebulizzazione (a basso consumo: circa dodici litri d’acqua per ugello all’ora) prevedono l’utilizzo di una tecnologia sostenibile “Variable Frequency Drive” per mantenere le esigenze di energia/acqua in correlazione diretta con il numero di partecipanti attivi. Molto innovativo è l’uso che viene fatto tramite software della manutenzione preventiva: il “Rainmaker” viene programmato per avvisare i tecnici tramite e-mail o messaggio di testo della manutenzione da effettuarsi su una sequenza di eventi predeterminata.

Playground Ideas

playground ideasMolto interessante è il lavoro sui playgrounds che sta facendo in Africa ma non solo l’organizzazione no profit australiana Playgrounds Ideas sostenendo la costruzione di spazi stimolanti per il gioco, con l’impiego di materiali, strumenti e competenze locali. Attraverso un sito web open source ben strutturato, sono state aiutate oltre 1.000 comunità dall’Azerbaigian alla Zambia per la costruzione di spazi di gioco con un impatto positivo su più di 500.000 bambini. Questo progetto originale passa dalla condivisione di manuali e risorse disponibili gratuitamente on line insieme alla ricerca tramite crowdfunding delle risorse necessarie alla realizzazione. Playground Ideas è membro di Global Play Alliance, una rete di organizzazioni no profit che vogliono focalizzarsi sulla creazione di opportunità di gioco per i bambini, in particolare nelle comunità in cui queste non esistono o sono scarse; in primis, il continente africano.
Analizziamo brevemente le principali risorse “open source” disponibili sul sito Internet:

  • Il Manuale generale. È qui racchiuso tutto quanto c’è da conoscere per costruire un parco giochi dall’inizio alla fine utilizzando strumenti, materiali e competenze locali. Il manuale è redatto secondo una metodologia “Asset-based community development (ABCD)” per uno sviluppo sostenibile delle comunità, atto a valorizzare le potenzialità e i punti di forza a partire da una valutazione delle risorse, competenze ed esperienza delle stesse. Grazie all’adozione di questo approccio si imparano di volta in volta le strategie per coinvolgere i bambini e i membri di una comunità in un processo di progettazione partecipata che dia le indicazioni necessarie ad una definizione della pianificazione, dei costi, della scelta dei materiali, del mantenimento delle attrezzature.
  • Il Manuale di sicurezza. Contiene i requisiti che deve avere l’autoproduzione di giochi, sulla base delle linee guida di sicurezza nei parchi giochi assimilabili a quelle dell’Unione europea (che presentano standard di sicurezza tra i più elevati) inclusi gli accorgiment ia cui prestare attenzione nelle aree destinate a parchi gioco. Essendo un manuale di apprendimento, esso è orientato a fornire le basi per imparare a distinguere i rischi derivanti dai possibili pericoli, distinguendoli da quei rischi “non pericolosi” utili invece a creare sfide e stimolare il bambino offrendo opportunità per lo sviluppo e l’apprendimento. Questo strumento fornisce le competenze per essere in grado di progettare gli elementi di un parco giochi, garantendo che siano conformi agli standard di cui sopra. Anche questo manuale scaricabile si distingue per una grafica semplificata e molto comprensibile.

Completano il kit per un buon progetto:

  • Cut& Paste Playground Designer. Questa risorsa permette di stampare “fai da te” gli elementi di un parco giochi in scala e con misure corrette per poter autoprogettare con l’ausilio di carta, forbici e colla, tracciando il sito e il layout distributivo degli elementi.
  • Manuale di formazione per insegnanti. Il manuale si pone come strumento di incoraggiamento per gli insegnanti e gli educatori all’utilizzo delle risorse da inserire all’interno delle proprie tradizioni e cultura, sostenendo il gioco sia scolastico sia extrascolastico. 
  • Manuale di progettazione inclusiva. Fornisce le basi alla progettazione di parchi giochi inclusivi per i bambini con handicap di diversa natura, tramite l’installazione di elementi per il gioco accessibili a tutti che facilitino le interazioni significative tra bambini offrendo opportunità per la sfida, il rischio sano e la padronanza di sè.
    Il manuale approfondisce la comprensione della filosofia di progettazione inclusiva, e insegna le strategie per la progettazione di parchi gioco che accolgano e celebrino le abilità uniche di tutti i bambini. 

Consigliamo vivamente a chi interessato la presa in visione dei materiali di cui abbiamo scritto, e la partecipazione al crowfounding aperto per i più interessanti ed eticamente utili progetti di parchi giochi nel continente africano.

Arch. Cristiano Mattia Ricci

About Arch. Cristiano Mattia Ricci

Cristiano Mattia Ricci, nato a Cesena nel 1973, vive a Sesto San Giovanni. È architetto, artista visivo e scrittore. Il suo lavoro artistico è visibile sul sito www.cristianomattiaricci.com.

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